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Note Storiche

Le origini ed il nome Trivignano sono chiaramente riferibili al tempo dei Romani, anche se, in località limitrofe, recenti ritrovamenti archeologici hanno confermato la presenza di insediamenti in epoche ancora più arcaiche.

Il nome Trivignano rappresenta comunque un tipico caso di toponimo romano, il cosiddetto prediale: durante il basso Medio Evo, le terre incolte dell’agro aquileiese vennero distribuite ed affidate a cittadini e legionari romani provenienti da Aquileia (fondata nel 181 a.C.); questi vi si stabilirono in maniera fissa, dando origine a dei villaggi (i pagi). Il nome pertanto deriva probabilmente da un certo Travinus.

Abbondanti e interessanti sono quindi i reperti romani, come per esempio embrici, coppi, laterizi, pezzi di anfora ed urne cinerarie, localizzati soprattutto nelle vicinanze della chiesetta campestre di S. Marco di Clauiano, la quale sorge nei pressi dell’antica strada che collegava Aquileia a Cividale, e quindi al Norico e presso quella di S. Michele in Selda.

Ufficialmente (e per la prima volta), però, il nome di Trivignano appare citato in un documento patriarcale risalente al 1184; il Friuli infatti venne governato dai patriarchi: l’istituzione, sorta nel 1077, fu la realtà politica indipendente più importante fino al 1420, anno in cui i Veneziani conquistarono la Patria del Friuli.

All’autorità centralizzata di Aquileia si contrapponevano comunque delle isole feudali autonome, come, ad esempio, i territori soggetti al Conte di Gorizia; il feudo di Trivignano rientra sotto la giurisdizione di quest’ultimo.

In merito a quanto sopra esposto, si ha notizia che nel 1306 lo stesso conte, in seguito ad una disputa feudale, incendiò la chiesa di Trivignano - e successivamente l’intero borgo -, uccidendo molti abitanti.

Nei primi anni del sec. XVI, la Repubblica Veneta cercava di estendere i propri domini friulani a scapito di quelli austriaci, riuscendo ad impossessarsi della Contea goriziana, dopo la morte dell’ultimo conte: fu proprio durante un’azione bellica che i Veneti si accamparono a Trivignano, ma furono costretti ad arrendersi ed a ripiegare velocemente verso Udine.

Dopo vari anni di rovinose fasi alterne fra Veneziani ed Imperiali, che si avvicendarono nel predominio sul Friuli, la dieta di Worms nel 1521 mise definitivamente fine alle guerre.

Una delle conseguenze fu di fatto il passaggio di Trivignano sotto la dominazione veneta, sebbene comunque il borgo si trovasse praticamente attiguo al limite imperiale.

Ai confini dei due territori, fra Judrio e Isonzo, si creò quindi una fascia di giurisdizioni venete ed austriache dalle vicende molto tormentate: basti pensare che ancora nel 1582 fu nominata una commissione veneto-austriaca per la rettifica dei confini.

Se il Friuli si ritrovò politicamente diviso fra l’Austria e Venezia, l’amministrazione ecclesiastica del patriarcato di Aquileia comunque resistette e contribuì a tenere unite le due parti in un’unica diocesi fino al 1751.

Le vicende storiche ricordano che nel 1645 Trivignano venne inserita nella cosiddetta "leva di mare" per il reclutamento di uomini da utilizzare per l’armamento della flotta veneziana contro i Turchi.

Nel 1866 si evince che il comune ospitò per poche ore una brigata austriaca in ritirata, a seguito di eventi legati alla III Guerra di Indipendenza.

Successivamente si è a conoscenza che, fra il 1792 e 1798, vi stanziò una milizia di soldati francesi.

Il territorio rimase sotto il dominio veneziano fino al Trattato di Campoformido (1797); dopo una breve parentesi napoleonica, passò sotto la giurisdizione austriaca fino al 1866 e fu teatro di importanti fatti d’armi, sopportando una pesante occupazione imperiale; da tale data Trivignano appartiene all’Italia.

Ancora oggi, ad est dell’abitato, è visibile la dogana italiana, mentre quella austriaca si trova nel vicino paese di Nogaredo al Torre.